Descrizione
Comprendere come una malattia cambia la vita quotidiana, quali preoccupazioni porta con sé e quali obiettivi contano per la persona: anche da questo ascolto passa la costruzione di un percorso di cura personalizzato. È questa la prospettiva della medicina narrativa, al centro della giornata formativa del 14 ottobre a Villa Umbra.
L’iniziativa si inserisce nel Piano unico di formazione regionale in sanità 2026–2028 e apre un percorso rivolto ai professionisti dei servizi di riabilitazione. Attraverso la formazione, la Regione Umbria promuove competenze comunicative e relazionali da integrare nella pratica assistenziale, per rendere la partecipazione della persona una componente concreta delle cure.
La medicina narrativa affianca alle evidenze scientifiche la conoscenza dell’esperienza del paziente: la sua storia, le aspettative, le difficoltà e le risorse su cui può contare. Il racconto diventa così uno strumento per comprendere meglio i bisogni e condividere le scelte assistenziali, secondo un approccio riconosciuto dalle linee di indirizzo dell’Istituto superiore di sanità.
Per chi affronta una patologia cronica o un percorso riabilitativo, questo significa poter parlare anche delle conseguenze della malattia sul lavoro, sulle relazioni e sull’autonomia. Informazioni che aiutano i professionisti a mettere a fuoco obiettivi coerenti con le condizioni cliniche e con ciò che la persona considera importante nella propria vita.
Durante la giornata, Paolo Trenta, sociologo e formatore in medicina narrativa, ha approfondito l’atteggiamento necessario per accogliere queste storie: ascolto attivo, domande aperte e attenzione al punto di vista dell’altro, sospendendo giudizi e interpretazioni premature.
Mauro Zampolini, direttore del Dipartimento di riabilitazione dell’Usl Umbria 2, ha affrontato l’integrazione tra medicina basata sulle evidenze e medicina narrativa. Al centro, la possibilità di costruire progetti riabilitativi individuali che tengano insieme conoscenze scientifiche, esperienza professionale, valori e aspettative del paziente.
Il contributo di Pierluigi Brustenghi, neurologo ed esperto in medicina narrativa, ha approfondito il rapporto tra pensiero narrativo, emozioni e comunicazione nella relazione di cura. Marco Testa, cardiologo e presidente della Società italiana di medicina narrativa, ha illustrato l’applicazione delle storie di malattia nella pratica clinica: accanto alla raccolta dei sintomi, l’ascolto permette di far emergere paure, priorità e difficoltà che possono incidere sul percorso assistenziale.
Un filo comune ha attraversato gli interventi: dedicare tempo alla comprensione della persona è parte del lavoro di cura. Dare spazio alle domande, utilizzare parole comprensibili e condividere gli obiettivi significa creare le condizioni per una relazione più consapevole tra pazienti, familiari e professionisti.
Il percorso proseguirà con laboratori esperienziali e attività applicative. L’obiettivo è portare queste competenze nel lavoro quotidiano dei servizi, rafforzando la collaborazione tra professionisti e la capacità di costruire insieme alla persona il proprio percorso di cura.






