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Codice Rosa, in Umbria un percorso uniforme e protetto per le donne vittime di violenza

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La Regione Umbria approva per la prima volta un protocollo unico per l’accoglienza, il soccorso e la presa in carico.

Data:

01 Settembre 2026

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Descrizione

La Regione Umbria si dota per la prima volta di un percorso unico e strutturato per l’accoglienza, il soccorso e la presa in carico delle donne e dei minori vittime di violenza. Il Codice Rosa introduce procedure omogenee e vincolanti per l’intero territorio regionale, superando le differenze esistenti tra i diversi percorsi assistenziali e garantendo una risposta protetta fin dal primo accesso in ospedale.

Non si tratta soltanto di un protocollo sanitario. Il nuovo modello collega l’intervento in Pronto Soccorso alla rete territoriale, affinché la donna non sia lasciata sola dopo le dimissioni e non debba orientarsi autonomamente tra servizi differenti. L’obiettivo è assicurare continuità tra cure, sostegno psicologico, tutela medico-legale e percorsi di protezione, nel rispetto della dignità, della libertà e dell’autodeterminazione della persona.

Un ambiente protetto fin dal triage

Il Codice Rosa si attiva quando una donna vittima di violenza accede, anche attraverso il 118, a uno dei Pronto Soccorso della rete regionale. Già dalla fase di triage è previsto il trasferimento in un ambiente riservato, la “Stanza Rosa”, dove la persona può essere ascoltata e assistita in condizioni di sicurezza e riservatezza.

La presa in carico è affidata a un’équipe multiprofessionale appositamente formata, composta da mediche e medici, personale infermieristico, ginecologhe, ostetriche, psicologhe e assistenti sociali. Alle cure cliniche si affiancano il supporto psicologico e la corretta raccolta delle prove, nel rispetto delle procedure medico-legali e della catena di custodia.

La formazione degli operatori rappresenta un elemento essenziale del percorso. La violenza, infatti, non si manifesta sempre attraverso segni immediatamente riconoscibili: individuare comportamenti, fragilità e segnali non espressi può consentire di attivare tempestivamente ascolto, protezione e assistenza.

Una risposta adeguata ai diversi bisogni

Quando necessario, il percorso prevede l’intervento di una mediatrice culturale e linguistica, per rimuovere gli ostacoli che possono rendere più difficile raccontare quanto accaduto e accedere consapevolmente ai servizi disponibili.

In presenza di figli minori vengono informati e coinvolti i servizi sociali competenti. Una particolare attenzione è dedicata anche ai minori direttamente vittime di violenza, attraverso modalità di accoglienza e assistenza adeguate all’età.

L’intervento sanitario viene inoltre coordinato con le Forze dell’Ordine e l’Autorità giudiziaria quando previsto, così da integrare le cure d’urgenza con la tutela medico-legale e con l’eventuale attivazione di un percorso di protezione.

La presa in carico continua dopo le dimissioni

L’uscita dal Pronto Soccorso non conclude il percorso. Il Codice Rosa stabilisce un raccordo strutturato con i consultori familiari e i Centri Antiviolenza, che devono garantire un primo contatto con la donna entro 72 ore dalle dimissioni.

La rete coinvolge anche i servizi sociali e le Case Rifugio, mettendo in relazione le diverse competenze necessarie per accompagnare la persona nelle fasi successive. In questo modo la continuità assistenziale non dipende più dalla capacità della donna di individuare da sola il servizio al quale rivolgersi, ma diventa parte integrante della presa in carico.

Rimossi anche gli ostacoli economici

Per rendere la tutela concretamente accessibile, la Regione Umbria ha previsto l’esenzione dalla compartecipazione alla spesa sanitaria per le donne e le persone vittime di violenza residenti o dimoranti nel territorio regionale.

L’esenzione riguarda le prestazioni fruite dopo le dimissioni dal Pronto Soccorso e direttamente collegate alla violenza subita, comprese quelle psicologiche e di specialistica ambulatoriale. La misura consente di proseguire le cure e il sostegno senza che il costo delle prestazioni diventi un ulteriore ostacolo.

Una rete estesa al territorio regionale

I punti di erogazione del Codice Rosa comprendono i Dipartimenti di Emergenza e Accettazione di Perugia e Terni e i presidi ospedalieri di Città di Castello, Gubbio-Gualdo e Foligno.

In ogni struttura vengono applicate procedure uniformi, con maggiore tutela della riservatezza, équipe formate e un collegamento definito con la rete territoriale. Ospedali, consultori, servizi sociali, Centro Pari Opportunità, Centri Antiviolenza, Forze dell’Ordine e magistratura operano secondo le rispettive competenze all’interno di un modello condiviso.

La presidente della Regione Umbria Stefania Proietti ha definito il Codice Rosa «un percorso certo, uniforme e protetto in ogni ospedale della regione», ribadendo che nessuna donna deve essere lasciata sola. La direttrice regionale Salute e Welfare Daniela Donetti ha evidenziato il valore dell’integrazione tra Pronto Soccorso, territorio e Centri Antiviolenza, mentre il direttore sanitario dell’Usl Umbria 1 Ottavio Alessandro Nicastro ha richiamato l’importanza della continuità assistenziale dopo le dimissioni.

Con l’approvazione del Codice Rosa, la Regione Umbria costruisce così una rete sanitaria e sociale più uniforme e accessibile: un sistema nel quale cura, ascolto e protezione accompagnano la donna dal primo contatto con l’ospedale fino al ritorno sul territorio, rispettandone in ogni fase le scelte e l’autodeterminazione.

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Regione Umbria

Ultimo aggiornamento: 02/09/2026, 11:07

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