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Aggressioni agli operatori sanitari, nuovi protocolli per rafforzare prevenzione e interventi urgenti in tutta l’Umbria

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Regione Umbria, Prefetture e Aziende sanitarie costruiscono una rete coordinata per tutelare i professionisti e garantire maggiore sicurezza e continuità nei servizi di cura

Data:

13 Luglio 2026

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Descrizione

La Regione Umbria ha sottoscritto due protocolli d’intesa per rafforzare la prevenzione e la gestione degli interventi urgenti in caso di aggressione nei confronti dei professionisti sanitari e socio-sanitari.

Gli accordi, siglati con le Prefetture di Perugia e Terni, l’Azienda Ospedaliera di Perugia, l’Usl Umbria 1 e l’Usl Umbria 2, estendono a tutto il territorio regionale il sistema di tutela già sperimentato a Terni. Nel novembre 2025, infatti, l’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni aveva sottoscritto uno specifico protocollo con la Prefettura per intervenire nei casi di aggressione ai danni del personale.

Con le nuove intese, tutte le Aziende sanitarie umbre entrano a far parte di una rete organica che coinvolge Regione, Prefetture, Forze dell’ordine e strutture sanitarie. L’obiettivo è prevenire le situazioni di rischio, assicurare risposte coordinate e tempestive e promuovere una cultura di tolleranza zero verso ogni forma di violenza fisica, verbale o contro il patrimonio.

Nel 2025 coinvolti 281 professionisti

I dati confermano la necessità di rafforzare gli strumenti di protezione. Nel 2025 in Umbria sono stati registrati 211 episodi di aggressione, il 2% in più rispetto ai 207 rilevati nel 2024.

Più consistente è stato l’aumento del numero di professionisti coinvolti: 281 nel 2025, contro i 262 dell’anno precedente, con una crescita del 7,3%. Nel solo primo semestre del 2026 sono stati già segnalati 111 episodi, che hanno interessato 122 operatori.

Nel 2025 l’Usl Umbria 2 ha registrato 89 aggressioni, l’Usl Umbria 1 ne ha segnalate 51, l’Azienda Ospedaliera di Perugia 41 e l’Azienda Ospedaliera di Terni 30. Nei primi sei mesi del 2026 gli episodi rilevati sono stati rispettivamente 48, 40, 9 e 14.

Infermieri ancora in prima linea

Gli infermieri rappresentano la categoria professionale maggiormente esposta. Nel 2025 sono stati coinvolti 180 infermieri, pari al 64,1% di tutti gli operatori interessati. Seguono i medici, con 57 professionisti coinvolti e una quota del 20,3%, gli operatori socio-sanitari e le altre figure professionali, con 22 casi ciascuno.

La stessa tendenza emerge dai dati del primo semestre 2026: 49 infermieri coinvolti, 34 medici, 15 operatori sanitari, 15 appartenenti ad altre figure professionali e 7 operatori socio-sanitari.

I numeri mostrano come le aggressioni non incidano soltanto sul benessere e sulla sicurezza dei lavoratori, ma possano compromettere anche l’organizzazione dei servizi, la continuità delle cure e la qualità dell’assistenza garantita alla comunità.

Cosa prevedono i protocolli

I protocolli avranno una durata di 24 mesi e definiscono in modo chiaro i ruoli e le iniziative affidate ai soggetti coinvolti.

Le Aziende sanitarie dovranno aggiornare la valutazione del rischio legato alle aggressioni e adottare specifiche misure di prevenzione e controllo. Tra queste rientrano la pianificazione dell’installazione di sistemi di videosorveglianza nei Pronto Soccorso che ne siano ancora privi, nel rispetto della normativa sulla privacy, e l’analisi periodica degli episodi da parte di gruppi di lavoro appositamente costituiti.

Pronto Soccorso, reparti ospedalieri, 118 e servizi territoriali dovranno inoltre segnalare alle Forze dell’ordine eventuali aggravamenti eccezionali del rischio, principalmente attraverso il Numero unico di emergenza 112.

Un ruolo centrale è riservato all’informazione e alla formazione. Saranno individuati standard di comportamento e organizzati corsi di aggiornamento per fornire al personale strumenti pratici e psicologici utili a prevenire e gestire le situazioni di conflitto. La formazione riguarderà anche la comunicazione con gli utenti e l’impiego di tecniche di de-escalation.

Il ruolo della Regione Umbria

Attraverso la sottoscrizione dei protocolli, la Regione Umbria coordina l’estensione di un modello unitario di tutela a tutte le Aziende sanitarie del territorio, mettendo in rete istituzioni, strutture assistenziali e Forze dell’ordine.

«I numeri delle aggressioni sono impressionanti ed è per questo che è necessario fare rete e lavorare sulla prevenzione», ha dichiarato la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti. La presidente ha richiamato anche il piano di investimenti per la videosorveglianza nelle strutture sanitarie annunciato dal sottosegretario Emanuele Prisco, misura già prevista nei protocolli con funzione preventiva e deterrente.

Stefania Proietti ha inoltre evidenziato il legame di alcuni episodi con situazioni di disagio psichico, dipendenze o comorbidità, anche tra i più giovani. Su questo fronte la Regione sta lavorando al Piano regionale per la salute mentale, rafforzando prevenzione, informazione e partecipazione.

«Le vittime sono i nostri operatori sanitari, persone che ogni giorno lavorano per curare gli altri e che devono essere protette in tutti i modi. Proteggendo chi cura difendiamo la dignità del lavoro e la qualità del nostro sistema sanitario», ha concluso la presidente.

La direttrice regionale Salute e Welfare, Daniela Donetti, ha sottolineato la necessità di agire contemporaneamente sul monitoraggio, sulla prevenzione e sul contrasto del fenomeno. Il protocollo, ha spiegato, rafforza la rete di tutela attraverso una collaborazione operativa e culturale tra Regione, Prefetture, Aziende e professionisti.

Una risposta coordinata su tutto il territorio

La prefetta di Terni, Antonietta Orlando, ha ricordato che il modello regionale nasce dalla prima esperienza avviata dopo un episodio di violenza nel Pronto Soccorso ternano. La struttura dispone oggi anche di un posto fisso di polizia e di sistemi di allerta immediata.

Il prefetto di Perugia, Francesco Zito, ha evidenziato l’importanza di affiancare alla repressione attività di prevenzione e informazione, promuovendo maggiore consapevolezza del rispetto dovuto a chi tutela la salute dei cittadini.

Il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Perugia, Antonio D’Urso, ha definito il protocollo un segnale forte per tutto il personale sanitario. Il direttore generale dell’Usl Umbria 1, Emanuele Ciotti, ha richiamato il valore di una risposta coordinata e tempestiva per rafforzare la fiducia dei cittadini nei servizi.

Il direttore generale dell’Usl Umbria 2, Roberto Noto, ha illustrato le azioni aziendali rivolte al monitoraggio dei contesti più esposti, al potenziamento dei canali interni di segnalazione e alla formazione del personale. Il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni, Andrea Casciari, ha infine sottolineato come la collaborazione con Prefettura e Questura consenta di coniugare sicurezza, competenza sanitaria e rispetto dei diritti.

La costruzione di una rete regionale comune rende più omogenea la gestione degli episodi e rafforza la prevenzione nei diversi luoghi di cura. Tutelare chi lavora quotidianamente per la salute della comunità rappresenta infatti un presupposto essenziale per assicurare servizi sicuri, continui e di qualità.

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Ultimo aggiornamento: 13/07/2026, 11:32

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